domenica 15 gennaio 2017

15 gennaio 2017
LA VOCAZIONE UNIVERSALE ALLA SANTITA’
“Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto : “Voi sarete santi perché io sono Santo (1Pt 1,13,16).  Mettere in luce la vera natura della santità cristiana è discernere la molteplice varietà, e nello stesso tempo, vagliare e autenticare gli stili di vita che ne incarnano le esigenze, per fare si che la vita delle persone e delle comunità diventi consona alla sua vera ispirazione e sorgente.
La chiamata alla santità si innesta in questi dinamismi, li suppone, li guarisce  e li eleva. “Lo Spirito è alla origine stessa della domanda esistenziale e religiosa dell’uomo, la quale nasce non soltanto da situazioni contingenti, ma dalla struttura stessa del suo essere “. La chiamata in Cristo interpella tutta la persona in ogni persona, mette radice nella tensione umana, conoscitiva e amorosa, intelligente e libera, verso la propria pienezza, offre e svela le condizioni  che sole ne rendono possibile la vera attuazione. Dio unisce a sè tutta la persona, e in Cristo adotta la sua creatura in figlia e la guida alla comunione con Sè, nel riconoscimento affettivo ed effettivo della propria derivazione da Lui e appartenenza a Lui. Volersi persone in Dio è santificarne il Nome, lavorare perché il suo Regno venga, trovare la pace nella sua volontà, gioire per essere state ammesse alla Sua presenza quale Eucaristia vivente della Sua gloria. Il dinamismo dell’intelligenza e della volontà, per la sua stessa universalità, è espressione dell’unità del genere umano e porta a valutare, con pensosità e serietà, le condizioni della perfezione umana
Dalle riflessioni di P. Dalmazio Mungillo O.P

giovedì 12 febbraio 2015

Riflessione sulla vocazione


Molte vocazione si bloccano e molti profeti si perdono perché quando arriva il secondo giorno del fallimento non riescono a capire che ciò che si è spento non è la loro vocazione, ma soltanto la loro interpretazione della vocazione. Pensavano che la Chiesa da ricostruire sia la Chiesa di San Damiano ad Assisi, di avere sposato un risorto, di dover fondare una nuova comunità carismatica. E invece, nella vocazione del secondo giorno qualche volta si riesce a capire che la Chiesa da riedificare era un’altra, di non avere trovato un risorto, ma un crocifisso perché tutte le volte che il crocifisso risorge viene di nuovo inchiodato su croci sempre nuove. E che solo di lì continuo a risorgere e soltanto lì può essere incontrato, abbracciato, sposato. Che ciò che dovevamo fondare era una semplice tenda mobile, dove ora possiamo finalmente imparare il mestiere del vivere e poi nell’ultimo giorno, imparare  a morire.  
I profeti continuano il loro canto quando nel giorno del fallimento riescono a comprendere che ciò che appariva come la grande sconfitta era soltanto il dono della libertà più grande, che non era lo scacco matto dell’esistenza, ma solo l’inizio di una nuova storia d’amore, la più bella: Così dice il Signore il Redentore d’Israele, il suo Santo, a Colui che è disprezzato, rifiutato  dalle nazioni  schiavo dei profeti.  "I re vedranno e si alzeranno in piedi". I principi si prostreranno "Giubilate o cieli, rallegrati o terra, gridate di gioia, o Monti"  (49:7,13).
Dal II simposio internazionale promosso dalla CIVCSVA 

mercoledì 29 febbraio 2012

Chi siamo

Suore Domenicane “Santa Maria dell’Arco”

Cenno storico

Il 14 agosto dell'anno 1925, alcune Suore Do­menicane della Congregazione di S. Pietro Mar­tire, la cui Casa Madre era a Firenze, annessa alla Chiesa di S. Felice in piazza, presero cura dell'Orfanotrofio femminile appena sorto al­l'ombra del Santuario di Madonna dell'Arco.
Alcuni anni dopo, sorte difficoltà di natura giuridica, la Congregazione di S. Pietro Mar­tire fu soppressa e alle Suore fu data la facoltà di passare ad altro Istituto.
Le Suore che allora si trovavano a Madon­na dell'Arco, unitesi con altre della stessa Con­gregazione di S. Pietro Martire, consigliate da Padre Raimondo Sorrentino, Rettore, allora, del Santuario e Provinciale dei Domenicani della Provincia « Regni » di Napoli, previo assenso concesso nel luglio del 1934 dall'Eccellentissimo Ordinario di Nola, Monsignor Egisto Melchiorre, si resero autonome e decisero di fondare una nuova Congregazione Domenicana sotto il patrocinio della Beata Vergine dell'Arco, con il fine specifico della salvezza delle anime mediante l'educazione e l'istruzione della gioventù. Quella prima comunità era formata dalla Su­periora, Sr. Maria Giacinta Brancaccio e dalle consorelle.
Il 22 febbraio 1936 il Vescovo di Nola Monsignor Michele Raffaele Ca­merlengo, prese sotto la sua immediata e pasto­rale cura le Suore e ottenne dalla S. Sede 1a licenza a procedere nella nuova fondazione e con decreto del 6 febbraio 1937, isti­tuì ed eresse la Congregazione di diritto dio­cesano delle «Suore Terziarie Domenicane di Santa Maria dell'Arco».

Spirtualità

L'ideale domenicano, espresso dalla mas­sima:        «contemplari et contemplata aliis tra­dere», sull'esempio di S. Domenico, il quale, in casa e in viaggio, di giorno e di notte, era assiduo alla celebrazione dell'Ufficio Divino, al­l'orazione e alla contemplazione, e celebrava sempre con grande devozione i Divini Miste­ri, è per ciascuna di noi stimolo e sostegno a perseverare nella preghiera e nella celebrazio­ne della Sacra Liturgia. Il primo nostro dovere è, dunque, quello di attendere costantemente alla contemplazione delle verità divine e all'unione con Dio me­diante l'orazione, la nostra Comunità casa di predicazione annucio della Verità
La celebrazione della Liturgia deve co­stituire il fulcro di tutta la nostra vita comu­nitaria, il fondamento della sua unità e la sor­gente della sua irradiazione missionaria.



Apostolato
« Contemplari et contemplata aliis tra­dere», orienta tutta la nostra vita. Questa, Per tanto, dev'essere tutta permeata di spirito apostolico e tutta l'azione apostolica animata dallo spirito religioso
Il nostro apostolato consiste, in primo luogo, nella testimonianza della nostra vita consacrata, che dobbiamo alimentare costantemente con l'orazione e la penitenza
Il nostro impegno apostolico si attua nella partecipazione viva alle sollecitudini della Chiesa locale in un continuo atteggiamento di di­sponibilità c di dialogo.
L'apostolato è opera personale e comu­nitaria. Qualunque sia l'incarico affidato a cia­scuna di noi, lo viviamo in obbedienza alla vo­cazione comune e alla missione della Chiesa nella condivisione delle responsabilità e in ar­monia con il progetto di vita della comunità nella quale siamo inserite.
 


Fondazione Missionaria della Congregazione


Nel 1982 il capitolo generale della congregazione stabilì di aprire una casa in terra di missione.

Nel dicembre del 1984, monsignor Felipe Maria Zalba, vescovo della prelatura di Chuquibamba in Perù chiese l’invio di 4 suore per  svolgere la loro attività missionaria per la sua prelatura e precisamente nella parrocchia di Aplao. Il 2 dicembre 1985 Madre Maddalena e suor Maria Gemma si recarono in Perù per un incontro con Monsignor Zalba e per un sopralluogo per assicurarsi delle condizioni ambientali, spirituali ed economiche, indispensabili alla vita delle suore che ebbe esito positivo.

L’8 dicembre 1985 dopo aver ricevuto il consenso del consiglio generalizio, la priora generale formulò il decreto di erezione della prima casa missionaria della Congregazione, mettendola sotto la protezione di santa Rosa da Lima.

Il 17 gennaio 1986, con l’aiuto di Dio le suore partirono per Lima dove incontrarono il loro Vescovo Monsignor Zalba . a Lima seguirono un corso di preparazione per poi raggiungere la loro destinazione definitiva dove svolgere la loro missione.

Case

  • Aplao: Comunità “Santa Rosa da Lima”
  • Camana: Comunità “Beata Ana de los Angeles”
  • Arequipa: Comunità “San Martino de Porres”
  • Lima: “San Giovanni Macias”
La nostra comunità casa di predicazione Annuncio della Verità